Come nasce un pattern: il Tweedder ! – Un english driving cap lungo…un calendario!

E dalli e ridalli, ce l’ho fatta!!
Sono riuscito a scegliere i filati ed nome per la mia prossima creaturina: Tweedder.
Questo è stato l’unico “parto” cui ha assistito qualcun altro oltre ai soliti 4 gatti (ed alle mie due micie, loro si “gatte” vere!) del parentado e qualche amica strettissima.

L’idea m’è venuta quando ho scelto di interpretare “dicembre” nel calendario del gruppo FB dei Magliuomini: una foto con un progetto ideato e creato dal modello che lui stesso indossa nella foto, corredato da tanto di spiegazione….
Quindi, desidero condividere tutto il percorso creativo dell’oggetto su questo blog…Un po’ perché possa essere utile a chi legge, un po’ come “appunti personali” d’accordo?
Bene.
Inizialmente ho subito pensato di fare cappello e cravatta. Era una vita che avrei voluto sferruzzare una cravatta, quale miglior occasione???
Post image for Groove
GROOVE  di e con Stephen West

Poi però, mi sono detto….ma quante volte mai avrò l’occasione di indossare una cravatta??? naaaa…! utilizzo molto di più sciarpe e foulard

Facciamo una roba alla Stephen West!!!
Sì, sì, sì! adoro il suo stile: moderno, british, sobrio ma un po’ dandy,…
Orbene, sono andato in cerca del cappello più anglosassone che potessi trovare (fatti salvi la corona di Sua Maestà Betty, ovviamente, e la bombetta…troppo Charlie Chaplin).
L’ english driving cap, oppure ivy cap o ancora flat cap o golf cap, un cappello che in Inghilterra accomuna tutte le classi social.
E anche le classi medio-alte (la upper class) finiscono per usarlo diffusamente, in particolare durante il tempo libero trascorso fuori città e magari durante una partita di golf (per questo chiamato anche golf-cap).
Foto by Marshallmatlock.com

Ideato per essere comodo da portare in ogni occasione, veloce da mettere e togliere perché morbido rispetto ai cappelli “su forma” dell’epoca, nasce a fine ‘500 per aumentare il consumo della lana nel paese. In quel periodo la legge prescrive che ogni maschio inglese sopra ai 6 anni d’età deve indossarne uno pena il pagamento di un ammenda a chi contravviene! solo i soliti nobili ed i ricconi sono preservati dall’osservare la norma… (alcune cose non cambiano mai).

Ma, riflettendo…, un cappello del genere non esiste anche da noi in Italia? Che dire altrimenti della famosa “coppola” di sicula origine?
Pare che i siciliani l’abbiano introdotta nel loro “look” a fine ‘800 e sin da subito come copricapo d’uso popolare anche se, in Sicilia come in Inghilterra, i nobili ed i ricchi locali non disdegnavano fare sfoggio delle coppole più belle, nei tessuti più pregiati nelle occasioni più casual.

Intorno alla coppola - La coppola storta
Foto di Lacoppolastorta.it
Ecco.
Ho trovato così la “trama” per il mio Tweedder: un berretto che è passato per varie epoche, nasce per umili ed utili scopi e che tutt’oggi contraddistingue in chi lo indossa, sia in Inghilterra che in Italia, la “working class”, la classe lavoratrice d’una volta.
Quella d’un centinaio d’anni fa.
Newsboy-hats
Foto di Villaghatshop.com (Iconics Hat)
Per via del suo nome, la scelta e di conseguenza la ricerca del filato erano obbligate: un tweed. Ho cercato il tweed più “puro” possibile. 100 % lana.
Colori sobri, abbastanza scuri.
Si, lo so. E’ una tristezza… ma io sono alto 1,89 e un cappello chiaro sulla mia testa sembrerebbe il faro su un lampione….Per un cappello rasta anche dei bei colori potrebbero andare magari, ma per essere english meglio essere più discreti.
Io mica posso contare di stare bene come il modello della prima foto o come il celebre gnoccolone qua sotto…eh?
Brad Pitt in the cap
Brad Pitt in the cap (wallpaper) by Freeoboi.ru
Il tweed non è mai piatto e omogeneo. La sua filatura particolare ed i minuscoli fiocchettini di fibra multicolore che vengono aggiunti durante la lavorazione, lo rendono diverso…ad ogni metro.
La maglia che si ottiene si arricchisce di mille sottosfumature e d’una superficie disomogenea, la luce che rifrange in maniera irregolare fa il resto del lavoro.Ma quanto chiacchiero però! M’accorgo ora che ho scritto già un sacco, parlo già del filato e ancora non ho finito di spiegare… “Come ho sviluppato il modello: Tweedder !Il resto, nei prossimi articoli.
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11 pensieri su “Come nasce un pattern: il Tweedder ! – Un english driving cap lungo…un calendario!

  1. Salve Paolo, mi presento, mi chiDadaJo, ho 53 anni, sono appassionata lavoratrice a maglia e uncineto da 45 anni, ho usato anche la macchina, in passato, e sono una tua nuova lettrice. Trovato il blog per caso ,insieme a quello di Stephen West, me ne sono innamorata. Innamorata dell'idea di un uomo che sferruzza. E' vero, nel nordEuropa è più usuale, ma anche in Italia, ci fu un tempo in cui, tra i soldatini di LEVA (quando era obbligatoria), in tempi in cui non avevano la tv, non c'erano gli I-pad, I-pod, tablet ecc, per passare il tempo, era diffusa pratica la maglia. Persino da noi in Sicilia, dove i maschi non si preparavano da soli nemmeno il caffè, perchè era cosa da femmine 🙂
    Io penso che un'arte non può avere un sesso d'elezione, e la maglia è un'arte (non chiamiamola solo “passatempo” o “lavoro”) meravigliosa, perchè è anche utile, la puoi indossare e sfoggiare, non solo contemplare. Scusa la prolissità, vorrei solo aggiungere che il TWEED, è il tipo di lana che amo di più. Ho visto il campionario SESIA inverno 2013 e ha colori meravigliosi; niente da invidiare a quelli nordici, Non vedo l'ora che arrivino. E non vedo l'ora di parlar di “coppole” a maglia, che mi intrigano da molto tempo, ma non ho avuto il tempo, nè la pazienza di sperimentare. Quindi attendo nuove sul tuo blog.
    Buon lavoro
    DadaJo

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  2. Vale…..da te m'aspetto sicuramente delle critiche circa l'associazione “morfologica” fra cappello e soggetto che lo indossa (io) 😀
    L'hai poi fatto il tuo post su ciò che stabbene ad un uomo? ho visto quelli “female” e mi è sfuggito esso?
    M'avrebbe fatto davvero comodo quando stavo a pensà cosa fare! 🙂

    Consigliami: che tipo di lavorazione faccio per la sciarpa??? sono sicco, alto 1,89, il resto lo sai dal gruppo dei Magliuomini….

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  3. Pupaaaaa! uno dei piaceri più grandi della vitammia è di poter leggere un tuo commento sul mio blog!
    ti amo e t'adoro!
    se riesco ad entusiasmare anche te, cui i ferri fanno venire le bolle al solo pensiero…

    ahahahah! ma ti amo lo stesso!

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